Siamo quasi riusciti a cacciare Rafa, o non ve n’eravate accorti?

Dopo le sconfitte di Bergamo e Roma Benitez aveva espresso dubbi sulla sua permanenza a Napoli. Basta rileggere le sue parole nella conferenza stampa di venerdì 7. Ora in un’intervista allude di nuovo al futuro azzurro. Ma il rischio non è passato
  • di Errico Novi

    C’erano quasi riusciti. Pochi se ne sono accorti, ma la fronda anti Benitez è arrivata a spingere il tecnico spagnolo verso l’addio. Basta rileggersi, anzi riascoltare alcune parole pronunciate da Rafa nella conferenza stampa di venerdì scorso, quella successiva alla gara d’andata con la Roma, per rendersene conto.

    Adesso tutto sembra rientrato. Lo suggeriscono le dichiarazioni fatte dall’allenatore del Napoli a Onda Cero, una radio spagnola. Parla di futuro, della filosofia gestionale del club, della sua assoluta fiducia nella crescita della squadra. Certo non pronuncia parole nette, del tipo «resterò qui altri tre anni». Ma il tono è più disteso e promettente rispetto al suo legame con Napoli. E dunque quell’allarme rosso  – a quanto pare superato – c’è stato davvero? Va assolutamente riletto un articolo del Napolista, pubblicato poche ore dopo la conferenza stampa di una settimana fa. Con molta precisione quel pezzo rileva la gravità, la delicatezza delle affermazioni fatte poche ore prima da Rafa. E lo fa sulla base del video originale della conferenza stampa, messo in rete da un altro sito, Napolimagazine.com, e che trovate qui sotto l'articolo. Come consiglia di fare il Napolista nella sua ricostruzione, anche noi suggeriamo di andare al minuto 11.58. C’è una domanda di Paolo Del Genio, altro collega sempre tra i più lucidi e attenti: «Ho fatto una scommessa sulla sua permanenza a Napoli, mister: posso stare tanquillo?». Riguardatelo Rafa: oltre che ascoltarlo provate a osservare le smorfie del volto, che sembrano svelare una certa amarezza dietro le battute. Prima si limita a qualche frase di circostanza sugli allenatori che sono eternamente in bilico, poi però il colpo lo affonda: «Sono un professionista. Anche l’anno scorso sono andato al Chelsea e ho detto a tutti ‘sto qui solo 6 mesi’. Sentivo rispondere ‘ma sì, figurati’. Poi sono andato via. Ma intanto ho vinto l’Europa league, perché mi sono molto concentrato su quello che c’era da fare. Anche adesso sono molto concentrato, sono un professionista».

    Ecco, è quell’«anche adesso» che ci è suonato come un pugno nello stomaco – almeno al sottoscritto che crede molto nel valore di Benitez. È sembrato proprio che Rafa facesse una precisa analogia tra l’esperienza col Chelsea e quella col Napoli. E che prefigurasse lo stesso finale.

    Sembra esserci davvero dell’amarezza, in quelle parole. Dovuta probabilmente alla delusione per come ha reagito l’ambiente non appena si sono presentate le prime difficoltà. E anche per come ha reagito il presidente De Laurentiis. Nei giorni caldissimi di fine gennaio Rafa si è trovato solo a fronteggiare una tensione esplosiva. Il club era impegnato sul mercato ma non riusciva a centrare gli obiettivi prestabiliti. Uno a uno erano sfilati via Gonalons, Vermaelen, Moreno, per non parlare di sogni mostruosamente proibiti eppure evocati ogni minuto dai media, cioè Mascherano, Agger, Skrtel. E il tesoretto? Piazza impazzita, trasmissioni radio infuocate, striscioni e insulti in curva B, nervosismo che si scaricava allo stadio, ai primi errori dei giocatori, come in Napoli-Chievo. Di fronte a tutto questo De Laurentiis è rimasto inspiegabilmente in silenzio. Risentito forse perché mezza Napoli gli dava letteralmente del “pappone”. Ma magari anche irritato con Benitez per una crisi di risultati ritenuta ingiustificabile visti i soldi spesi d’estate.

    De Laurentiis ricomincia a parlare solo dopo la vittoria scacciacrisi col Milan. Diventa ancora più loquace dopo mercoledì sera, la trionfale notte di Coppa Italia. Rafa è sempre stato in piedi a reggere gli urti, invece. Ma con quale fatica? Plausibile che nella settimana più brutta abbia concluso, a un certo punto, che da Napoli è meglio andare via. Difficile che non avesse colto già prima l’umoralità dell’ambiente – club, media e tifosi. Ma il tiro al bersaglio scatenatosi contro il Napoli (e contro di lui) nel periodo più nero deve aver superato ogni sua previsione.

    Adesso le dichiarazioni più distese affidate da Rafa a radio Onda Cero lasciano presumere che la tempesta sia passata. Ma magari chissà, l’allenatore spagnolo riterrà di dover mantenere una piccola riserva, sulla sua permanenza a Napoli. Non tanto relativa agli investimenti che De Laurentiis farà sul mercato: basta leggere il riassunto della sua chiacchierata con l’emittente spagnola per comprendere quanta consapevolezza della priorità da dare agli equilibri finanziari ci sia in Benitez. La riserva che l’allenatore potrebbe lasciarsi sul suo futuro riguarderà proprio le reazioni dell’ambiente. E quelle dello stesso De Laurentiis, ovvio. Va bene l’umoralità, l’iper-reattività a successi e sconfitte. Ma se continuiamo a far precipitare tutto con il nostro solito slancio distruttivo, perderemo anche questa occasione. E immaginare che De Laurentiis e il Napoli possano ricominciare come se nulla fosse dopo aver perso anche Benitez pare veramente difficile.

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