Caro Presidente, lasci stare i vari Klopp, Montella, Mihajlovic… per il dopo Benitez scelga Maradona

Lettera al presidente del Napoli nei giorni in cui si sta decidendo il Napoli del futuro. Andato via Rafa, bisogna prendere decisioni straordinarie: per questo Diego dovrebbe essere il nuovo allenatore del Napoli
  • online-news.it

    di Francesco Bruno

    Caro Presidente,

    i giochi dunque sono ormai fatti e Rafa Benitez lascerà la panchina azzurra. Domenica sera calerà il sipario su di un progetto in cui io ho creduto con entusiasmo già dal momento in cui iniziarono a circolare le indiscrezioni di una sua trattativa per ingaggiare lo spagnolo. In questi due anni ho continuato a pensare che l'arrivo di don Rafe’ a Napoli rappresentasse la possibilità di uscire dalla estemporaneità per poter costruire un lungo ciclo vincente. Purtroppo non è stato così, e la sua permanenza alla guida degli azzurri sarà ricordata come una breve parentesi, seppur vincente.

    Il Napoli ora deve ricostruirsi dopo appena due anni. Il momento è cruciale. La società è un bene di sua proprietà, è ovvio, ma è risaputo che ogni tifoso se ne ritenga idealmente comproprietario. Perciò sento il bisogno di farle arrivare via web il mio pensiero, un po' come è avvenuto con Renzi per la riforma della scuola. Magari lei lo archivierà velocemente, e passerà a leggere il successivo dei tanti tweet che quotidianamente inondano il suo account, ma io mi sentirò con la coscienza a posto.

    Secondo i media starebbe decidendo tra Mihajlovic, Emery, Montella, Klopp…e probabilmente ne dimentico qualcuno. Tutti bravi, ma non consentirebbero al nostro Napoli di fare questo benedetto definitivo salto di qualità. Con la sua gestione da cinque anni la squadra è in alto in classifica, due volte vincitrice in Coppa Italia, splendida trionfatrice in Supercoppa, ma lo scudetto e un trionfo in Europa restano un miraggio. Nella grossa crisi tecnica e finanziaria del calcio italiano il Napoli, con i bilanci in ordine da cinque anni, è un autentico miracolo, ma il gap che lo separa dalle big del calcio europeo resta.

    Per carità, avere come obiettivo classificarsi tra le prime cinque, vincendo qualche Coppa Italia qua e là e se ci dice bene uno scudetto o una coppa europea ogni trent'anni, mi sta benissimo, considerando che la nostra storia non è quella del Barcellona, del Bayern, o del Real Madrid. Ma se si vuole realmente diventare un top club europeo è giunto il momento di rovesciare il tavolo e sparigliare le carte, occorre farsi venire un'idea straordinaria, serve un colpo di genio. Adesso serve un'altra trovata, un colpo inaspettato e clamoroso, come trent'anni fa Maradona o proprio come due anni fa quando lei scelse Rafa, che sembrò quasi il Maradona della panchina. Boris Sollazzo, nel fare i nomi di dieci ipotetici allenatori del Napoli, tra il serio e il faceto ha indicato anche Diego. Io invece credo seriamente che il Pibe, ora come trent'anni fa, costituirebbe la scelta extra ordinaria capace di far partire un ciclo di vittorie impensabili, dando credibilità internazionale al progetto Napoli ed infiammando la tifoseria. Chi non vorrebbe venire a Napoli ed essere allenato dal più grande giocatore della storia? E se poi, come scrive Boris, va a finire che fischiano e contestano anche lui, chiudiamo baracca e burattini e cambiamo squadra per cui tifare (lei come azionista ed io come tifoso).

    Sia chiaro, prendendo una decisione del genere, lei verrebbe accusato di aver fatto una scelta illogica e priva di buonsenso. Ma, come insegnano le teorie di change management, spesso il buonsenso e la logica falliscono, mentre riescono a produrre il cambiamento desiderato comportamenti considerati illogici e irragionevoli. E comunque, a dirla tutta, come commissario tecnico dell’Argentina Diego non mi sembrò uno sprovveduto incapace di intendere e di volere, ma un carismatico uomo di campo, affiancato da uno staff tecnico di tutto rispetto, che guidò la Selección per due anni portandola ai quarti di finale di un Mondiale.

    Ci pensi dunque, Presidente. Verifichi con i suoi consulenti e con quelli di Dieguito la fattibilità, soprattutto giuridica e fiscale, di un suo ritorno a Napoli. Come accadde nel 1984, una scelta apparentemente folle potrebbe essere il preludio ad anni di successi.

    La saluto, Presidente. E mi scusi se ho avuto l’ardire di scriverle, ma un vero tifoso non può permettersi di essere timido quando in ballo è il futuro della sua squadra del cuore.

    #ForzaNapoliSempre

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