Aurelio De Laurentiis "Napoli, il ritiro non è una punizione, ma un'occasione. I soldi li userò per il San Paolo"

Il presidente del Napoli interviene a Radio Kiss Kiss Napoli ai microfoni di Radio Goal, intervistato da Valter De Maggio. Parla del ritiro, del mercato, dell'Europa League e del futuro, su cui fa capire che la questione stadio la farà da padrona
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    di Boris Sollazzo

    Il presidente Aurelio De Laurentiis torna a parlare dopo la sfuriata negli spogliatoi del post partita Napoli-Lazio e quella in sala stampa, quattro minuti di monologo con cui ha mandato tutti in ritiro. A Radio Goal spiega la ratio di questa decisione, ma non solo. Rivede le strategie societarie passate, presenti e future. A partire dalla porta. "Pepe Reina? Quando gli abbiamo offerto un compenso cospicuo, ha accettato uno stipendio maggiore dal Bayern Monaco, col quale non possiamo competere perchè fa un  atturato tre volte e mezzo il nostro". Poi va sul personale. "Inoltre, Pepe aveva un problema familiare: la moglie non voleva restare a Napoli. Se compro un giovane portiere della nazionale Brasiliana, lo devo anche far crescere per capire quanto vale. Abbiamo poi un bravissimo napoletano, Sepe, nell'Empoli, che non può aspettare i 33 anni per tornare a Napoli. Ci sono delle impostazioni sbagliate, che rispetto in qualità di tifoso, ma bisogna costruire, altrimenti sarebbe inutile avere i vivai e investire nello stadio". E a dirla tutta il portierone iberico non l'ha presa benissimo, se è vero che ha subito twittato "Non é stato mai un problema familiare..anzi la mia moglie ama Napoli lo stesso che io la amo!!basta di scherzare!!" con tanto di faccina triste. Che sia già la parola fine sul ritorno che in molti speravano, dopo le parole di apertura del numero uno della quinta coppa Italia dopo l'ultima partita della sua nazionale? Chissà. Di sicuro il numero uno azzurro sembra chiudere le possibilità di un mercato partitcolarmente ricco. "Quest'anno investirò i miei soldi nel San Paolo, rinuncerò ad un paio di film per dedicarmi per due anni allo stadio, io le cose le voglio gestire personalmente. Sarà un mio difetto o pregio, ai posteri l'ardua sentenza". Sull'Europa League è chiarissimo. "Wolfsburg? Sarà una partita molto impegnativa ma ci credo. E' la seconda squadra del campionato tedesco e i proprietari della Volksswagen sono amici di vecchia data. E' un bene giocare l'andata in trasferta, in modo da poter amministrare il risultato nella gara di ritorno, tra le mura amiche". Affermazione un filo imprudente, visto che proprio in Coppa Italia non è andata così. "In passato abbiamo dato vita ad una bellissima sfida tedesca contro i gialloneri di Klopp". Altra citazione poco felice: a Dortmund si perse, con tanto di clamoroso rigore non dato ai partenopei. Meglio a Napoli, dove un grande Lorenzo Insigne trascino alla vittoria contro gli allora vicecampioni d'Europa. Sulla prossima di campionato, contro la Fiorentina dice che "sarà una partita al cardiopalma, tra due squadre forti e due allenatori più che competenti. Mi aspetto una giornata all'insegna della sportività". 

    Come sempre, poi, il presidentissimo parla ai tifosi e dei tifosi. ""I tifosi non ricordano il passato, ma vogliono giustamente vincere nel presente. Spesso la piazza partenopea perde di vista la realtà, e si lascia sopraffare dal sogno scudetto, senza considerare gli imprevisti del caso". Vero, ma alla vittoria del campionato, in estate, aveva fatto riferimento proprio lui, definendolo un obiettivo decisamente alla portata degli azzurri. "Io sono costretto a fare un discorso diverso, e non considero le parole a vanvera di chi accusa la società di non aver speso sul mercato. Lo scorso anno sono stati investiti ben 98 milioni di euro, e sono numeri che non possono essere ripetuti ogni stagione, soprattutto in vista delle spese per il riammodernamento dello stadio previsto per la prossima stagione". E a chi sognasse Mascherano o il ritorno di Lavezzi, insomma, la risposta è servita. 

    Infine, il ritiro. Su cui il buon Aurelio ha voglia di fare una serie di precisazioni. "A Napoli c'è il cibo migliore del mondo, Capri, la sartoria su misura, tante bellezze, tutte cose che creano appeal e distrazione. Anche lo shopping può portarti fuori strada". Non fa nomi, il patron, anche se il maggior giornale del meridione, il Mattino, allude a un messaggio neanche troppo velato a Gonzalo Higuain e alle sue abitudini extracalcistiche. "Alla fine dell'allenamento immergersi in lei, in questa splendida città, ogni tentazione può portarti altrove". 

    Ma la motivazione del provvedimento è soprattutto un'altra. "Con questo ritiro voglio dire a tutti che serve la massima concentrazione e la convivenza forzata crea pure una diversa solidarietà di gruppo, laddove nelle squadre italiane alberga molta eterogeneità. Qui abbiamo belgi, francofoni, spagnoli, sudamericani, abbiamo mandato 16 giocatori al mondiale, e questo può farti peccare in compattezza, necessaria quando si gioca ogni tre giorni. Con tante manifestazioni a cui partecipare, dovendo produrre questo sforzo molto importante, la squadra necessita un sacrificio comune costante, un “tutti per uno” che non deve mai venir meno". Dice che nessuno l'ha influenzato nella decisione, anzi in diversi, in società, hanno cercato di dissuaderlo. "Ma certe decisioni spettano a me, e questa è arrivata vedendo che con l'attacco più forte d'Italia non segniamo e siamo perdenti da troppo tempo, serve la verve e l'entusiasmo che non vedo più, devono appropriarsi l'uno dell'altro, confrontarsi, amarsi e stimarsi. Non è una punizione, io nella mia vita non ho mai punito neanche i miei figli. Non ho neanche mai licenziato nessuno! Una delle mie segretarie ha 84 anni, figuriamoci. Ma serve il dialogo, il vivere comune, diventare un corpus unicum. Sono tutti di grande livello, l'hanno sempre dimostrato, allora perché ci si sta perdendo? Il gruppo va ricompattato e questo può avvenire solo dall'interno".

    La bomba, De Laurentiis, la riserva alla fine. "Io sono in Lega a lavorare e stiamo cercando di verificare se, Sky permettendo, potremo giocarci la prima di campionato in 10 città del mondo diverse. Il 23 agosto potremmo vederlo così l'esordio della stagione 2015/2016, è un'intuizione di Silva. Avevamo pensato a Londra, poi sono arrivate New York, Pechino, Giakarta, Parigi. Dobbiamo dare una nuova dimensione internazionale al calcio italiano e questa è una grande idea. Difficile da realizzare, ma ci impegneremo".

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