Napoli (e tifosi napoletani), bisogna saper perdere

A giudicare dalle follie che si sono lette e sentite tra radio, tv e soprattutto social e dalle interviste post partita piuttosto goffe del Comandante, abbiamo un problema: non sappiamo perdere
  • di Boris Sollazzo

    "Meritiamo di più". Non è solo uno slogan ultrà, ormai lo dicono tutti. E a parte che si fa fatica a capire perché e cosa - ci lamentiamo delle strategie marketing di Adl, ma compriamo pezzotto; non abbiamo vinto nulla se non in 4 anni con D10S in campo, ma ci sentiamo il Real Madrid; allo stadio, siamo onesti, danno più loro (la squadra) a noi (tifosi) che noi a loro, ultimamente -, la verità è che "non ci meritiamo niente". Dopo 10 vittorie consecutive, perdiamo in Ucraina. Contro una testa di serie della Champions League, ottimamente messa in campo e che va al doppio della nostra velocità. Perché è più avanti con la preparazione e perché il nostro campionato è così scarso che si va a due all'ora. Contro undici giocatori ben messi in campo e con buona tecnica media, contro una delle big europee da diversi anni: per intenderci, al di là della quantità di vittorie in patria, in Europa League arrivò in semifinale poco più di un anno fa, proprio come noi.

    Eppure, apriti cielo. Mentre Sarri parla goffamente di Napoli "appagato" e fa insensatamente capire che dopo Reina, anche Milik e Mertens sono più titolari degli altri - pessimo segnale per le riserve, poi ci si stupisce se i Rulli o gli Schick o i Keita non vengono da noi -, sui social (ma anche su tv e radio), si scatena l'apocalisse. "Sarri ha sbagliato tutto!" urlano in tanti, perché è stato schierato Zielinski, che dopo i due gol in campionato quegli stessi invocavano in campo; "Reina è un fallito e un ex portiere!" hanno blaterato altri, dimentichi del miracolo del primo tempo e dei loro stessi commenti trionfalistici dopo le partite precedenti, per dare addosso ad Aurelio De Laurentiis, il pappone cattivo che non gli aveva rinnovato il contratto; "Basta con Hamsik, è il male del Napoli, il motivo per cui non cresceremo mai" hanno sostenuto i più arditi (non pochi), che neanche un mese fa lo esponevano come una Madonna piangente contro tutti i Raiola del mondo. E ancora "ormai tutti sanno come giochiamo, non possiamo avere un allenatore che ha un solo modulo", "siamo corti, ci mancano buoni sostituti", fino a chi è arrivato pure a rimpiangere Mazzarri "con cui Hamsik giocava alla grande". 

    Ora, mi direte, non vanno sentiti gli esagitati, gli incompetenti, i tifosi da divano. Ma a parte che una volta a settimana lo siamo tutti - anche tutti e tre insieme, quando Milik sbaglia il 2-2 o Hjsay l'ennesimo dribbling, sono reo confesso - noi ci siamo dimenticati di imparare la regola più importante: BISOGNA SAPER PERDERE. Già, il modo migliore per imparare a vincere è non drammatizzare le sconfitte, ma semmai imparare da esse. Capire cosa accade davvero, al di là del risultato.

    Per esempio, cosa ci insegna questo inizio campionato? Che soffriamo gli uomini tra le linee, in tutti i moduli che li prevedono. Che, sì, forse dopo due anni e spiccioli, hanno capito meglio come fermarci (ma Gasperini e Donadoni lo sapevano anche il primo anno di Maurizione nostro qui da noi). E che però siamo così forti che, quando vogliono fermarci con le nostre stesse armi, durano un'ora e poi scoppiano. Vero è che se in quei 60 minuti, anche per due nostri infortuni (il tacco molle di Zielinski, l'uscita alla Zenga di Pepe), finiamo sotto di due, poi è difficile recuperare. Ma capita. E con un calendario così fitto, dopo aver imparato nei due anni precedenti che in campionato un pareggio contro una piccola può farti perdere scudetti o secondi posti, in effetti perdere la prima di Champions nei gironi - "siamo già fuori, è finita!" la frase più sentita - è forse l'inciampo più indolore tra tutti quelli che ci potevano capitare in questo settembre (mese neanche troppo amico del nostro condottiero, sebbene ottobre l'anno scorso fu molto peggio). E che come San Gennaro non poteva far vincere la lotteria a chi non comprava neanche il biglietto, i Milik e Zielinski top player non lo possono diventare senza giocare partite importanti (questa è per chi "volevi sperimentare? Fallo col Benevento!" come se la squadra di Baroni, nostro signore del secondo scudetto, fosse una partita facile facile). 

    Insomma, è il Napoli a meritare di più, non i suoi tifosi. Che in tanti, in troppi, si stanno dimostrando ingrati, immemori del proprio passato (e pure del proprio presente: ci si dimentica che forse il Napoli non è neanche tra le prime 20 rose d'Europa), irritanti nel volere vincere ciò che gli è stato negato per decenni, e per giunta vogliono farlo senza soffrire. Ecco perché sto con i ragazzi che erano Kharkiv e di fronte a un Napoli che ha sofferto e ci ha provato, che non era al suo meglio, hanno comunque applaudito i giocatori, soddisfatti del cuore nella serata in cui piedi e geometrie hanno tradito.

    Bisogna saper perdere, anche perché nell'anno del primo tricolore, con Facebook e Twitter, Ottavio Bianchi, che pareggiò in casa con l'Udinese e fuori contro l'Avellino, uscendo pure con il Tolosa in Coppa Uefa (altro che Shaktar), non sarebbe arrivato neanche a metà novembre, per poi essere esonerato a furor di popolo. E magari Diego, per un rigore sbagliato, lo avremmo crocifisso come Marek, sempre a furor di popolo. Popolo che a volte si fa torto a chiamare bue. Al bue, però.


    Non vogliamo un tifo acritico, ci basterebbe averlo equilibrato. A Donetsk non abbiamo dominato, ed è giusto così. Negli anni scorsi i nostri alti ritmi, la volontà di schiacciare l'avversario, sia in singole partite che in tutto il campionato ci hanno penalizzato, per energie spese e anche per una tendenza a specchiarsi nella propria bellezza che ha finito per farci cadere dentro lo specchio stesso.

    Io, onestamente, un tifo così non lo voglio. Un tifo che non sa perdere, che cerca solo colpe e colpevoli, che non ricorda. Perché "chi ama non dimentica" non vale solo per Diego.

    Ecco perché sto con Pepe, Marek, Piotr, Arek, Maurizio e sì, sto pure con Aurelio e Cristiano. 

    P.S.: detto questo, muoio dalla voglia, contro il Benevento, di veder schierati Ounas, Mertens e Milik davanti e Rog, Zielinski e Jorginho a centrocampo. Ma fortunatamente non ho il patentino da allenatore.

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