Ciao Pepe. Ancora. E speriamo sia l’ultima

Il portierone ibero-partenopeo ci lascia. Un’altra volta. E non c’è questo gran vuoto, a dirla tutta
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    di Alessandro De Simone

    José Manuel Reina Paéz, detto Pepe, ha fatto la festa d’addio, come un liceale che invita la classe a casa alla vigilia del trasloco in un’altra città. Probabilmente anche in questo, pur essendo un uomo fatto e finito, è la famiglia che lo costringe ad andare lontano dagli amici e da un luogo per cui professa da sempre amore infinito, da cinque anni. Anzi no, da tre anni più uno, perché in mezzo c’è stato l’anno sabbatico in quel di Monaco di Baviera (in quel caso il saluto fu più discreto) a cui fu costretto perché il Presidente non poteva arrivare ai 5 milioni di euro netti che aveva messo sul tavolo il malvagio Bayern per farlo stare in panchina a guardare Neuer fare il fenomeno (lui sì, davvero).

    Lo volle Benitez, a cui serviva un leader nello spogliatoio, e Rafa aveva ragione, come l’ha avuta su Albiol e Callejon. Reina si è innamorato subito di Napoli, così simile alla sua Barcellona, ed è stato bravo a fare da collante, così come a farci sognare con alcune prodigiose parate. Ricordiamo i suoi miracoli con l’Inter al San Paolo, due volte con la Roma all’Olimpico. Ricordiamo anche quanto lo abbiamo rimpianto a Bilbao, mentre Raul e Rafael si scontravano al limite dell’area permettendo all’Athletic di buttarci allegramente fuori dalla Champions. Dov’eri quella sera, Pepe? Ah già, a scaldare la panchina in Germania. Da cui tornò dopo un anno.
    Sono stati tre anni a corrente alternata, con più ombre che luci, spesso chiedendoci se questi 3,5 milioni netti a stagione fossero ben spesi. Probabilmente sì, lo pensava anche il Presidente, nonostante le sue insofferenze, si dice, su alcuni comportamenti del portierone, esplose alla cena di fine anno della scorsa stagione, con Pepe e gentile consorte che lasciano il tavolo e la serata indignati e arrabbiati. Ma nonostante questo sei rimasto, sempre sperando oltretutto in una proposta di rinnovo per non lasciare la tua amata Napoli. Proposta che i bene informati dicono fosse arrivata, un biennale a 2,5 netti a stagione, un contratto niente male per un ragazzone di 36 anni. Ma non abbastanza buona evidentemente per convivere con il cattivissimo Aurelio, molto meglio i cinesi milanisti protagonisti di saghe fantasy di grande successo come Elliott e il dragone invisibile.

    Ha voluto salutare tutti gli amici, Pepe dal cuore d’oro, anche quello depositato in banca probabilmente, con una grande festa, durante la quale non si è risparmiato. D’altronde la salute è a posto, ha fatto un’accurata visita medica meneghina proprio il giorno dopo avere pareggiato con l’Inter a San Siro, in piena lotta scudetto. E a titolo matematicamente ancora non assegnato, meglio salutare tutti, in fondo la squadra ha la concentrazione a mille, come si è visto a Firenze. Già, Firenze. E se fossimo ancora a -1 dalla Ancient Lady, esattamente che senso avrebbe avuto salutare tutti con le possibilità di festeggiare il Sogno ancora più che intatte? Ma a quanto pare, è troppo forte il dolore di andarsene, tanto da lasciare i pali a Sepe nelle ultime due giornate di campionato. Così si dice, così dicono, così pare.
    Così come pare sia stata una bella serata, con Marek e Jose cimentati in uno scatenato flamenco, con le gambe che giravano certamente meglio di quanto non facciano ultimamente sul campo.
    I bene informati riportano le parole dell’auto festeggiato-festeggiatore. “Sarei rimasto per sempre, senza di lui”. Ovviamente Lui è il presidente Aurelio De Laurentiis. Quello che spende 7 milioni di euro l’anno per Pepe Reina. Quello che ha offerto un rinnovo di tutto rispetto per un giocatore di 36 anni con frequenti amnesie calcistiche. Quello, che da bravo datore di lavoro, semplicemente può avere fatto notare a un suo stipendiato che avrebbe gradito una ancora maggiore professionalità, a tutela del suo ingente investimento sulla persona.
    Caro Pepe, di ingrati ce ne basta uno, anche se temo ne avremo altri a stretto giro. Ma poco importa. Quando verrai a Napoli ti applaudiremo, e sarà bello vederti alzare dalla panchina per salutare il pubblico del San Paolo, mentre Donnarumma sistema la sacca dei guanti di riserva nella porta in attesa del fischio d’inizio.

    Ciao Pepe Reina.  Per l’ultima volta.

    P.S.: Sia chiaro che l'uomo Pepe, quello che andò a trovare la nostra Donatella Sapone e che la ricordò con un tweet commovente, non si discute. Qui si parla di calcio, si gioca. Ma quella prodezza, Reina, quella non la dimenticheremo mai. E per quella ti ringrazieremo sempre.

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