Napoli e il Napoli, tra Conte, De Laurentiis e l'allenatore che verrà

Cala il sipario sul biennio contiano e si guarda al futuro
  • quotidiano Roma

     

    di Francesco Bruno

    E' finita con una lunga ovazione al Maradona l'era contiana qui a Napoli. Del resto, la metabolizzazione del distacco era iniziata subito dopo il post partita di Pisa – Napoli, quando tutti avevano capito – ma molti ancora speravano di no – che un'epoca si stava chiudendo. E' iniziata un'interminabile settimana di saluti. I ristoratori, i maestri presepiali, i tifosi (piu' o meno organizzati), tutti hanno voluto stringere per l'ultima volta la mano del mister o scattare un ultimo selfie con lui.

    Sin dal suo arrivo a Napoli Antonio Conte ha deciso di vivere completamente la città e la sua quotidianità. Da napoletano, ha voluto calarsi appieno nella nostra città e ha voluto rappresentarci con il suo atteggiamento e le sue dichiarazioni di fronte a certi arbitraggi e a certe ingiustizie, segnatamente nel corso di questa stagione. Tutto cio' si è straordinariamente fuso con la grande gioia di una piazza come la nostra nel vincere un campionato punto a punto contro un'avversaria sulla carta piu' forte; e con la soddisfazione di tenere botta, quest'anno, tra infortuni e ostilità del sistema, arrivando secondi e conquistando comunque un trofeo. Questo ha creato un legame fortissimo con il popolo napoletano, un po' meno con i i media, specialmente locali, che, piu' o meno inconsapevolmente, hanno lavorato per la concorrenza. Ma la gente, i tifosi, sono stati dalla sua parte.

    E alla fine, poi, e' arrivata la conferenza stampa congiunta con il presidente. E li', lui e il presidente, che dovevano comunicare al mondo intero la loro scandinava capacità di separarsi d'amore e d'accordo, riescono a far capire a tutti di non essere d’accordo su nulla. Sul fuoco amico, a sentire Conte alla base del suo addio; sull’impossibilità, dovuta al contesto istituzionale, politico ed economico, di poter competere con le grandi d'Europa; sulla forza di una rosa per uno competitiva, per l'altro un po' meno. Un allenatore, che ha preferito lasciare da vincitore morale. E un presidente, che ha deciso che non valeva piu' la pena continuare insieme. Come si dice a Napoli, “Giorgio se ne vo' jì e 'o vescovo 'o vo' manna'”, tra telefonini lasciati accesi a squillare, e smorfie e faccette infastidite. E alla fine, pure baci, abbracci e foto di rito. Scene surreali.

    Che dire, i cicli iniziano e finiscono, e parte dunque ora ( o meglio, abbiamo appreso che è gia' partita da un mese) la ricerca del successore del Mister. Ci vorrebbe un altro allenatore in grado di fare quello che ha fatto Conte, capace, cioe', di guidare la nave anche in tempesta, e di condurla in porto. Uno con le spalle larghe, capace di frequentare e gestire spogliatoi importanti. Un Inzaghi, un Mancini, un Allegri, tanto per citarne alcuni. Proprio Allegri è da sempre un pallino di De Laurentiis. Gia' alla Juve subentro' a Conte dopo l'analoga risoluzione contrattuale. Mantenne la stessa impronta di gioco, ma rassereno' la squadra e continuo' a vincere come e piu' del mister salentino. Non facciamoci condizionare troppo dal quinto posto del Milan di quest’anno, dai sondaggi social e dai mugugni nei bar. Max e' uno scafato, sa gestire i momenti, gli equilibri, le pressioni. Trapelano poi nomi di di allenatori in cerca di definitiva consacrazione. Come Italiano, che allena da cinque - sei anni tra Firenze e Bologna, e non è mai andato al di la' del settimo posto. E' vero, e' arrivato in finale di Conference League e ha vinto una Coppa Italia, competizioni dalle nostre parti considerate da sempre coppette, ed ora diventate improvvisamente prestigiosi trofei internazionali. O come Grosso, che ha azzeccato due stagioni a Sassuolo dopo anni di fallimenti ed esoneri. Con buona pace dei tanti amanti nostrani del bel gioco, che non vedono l'ora di consolarsi con epiche costruzioni dal basso e mirabili possessi palla (i prossimi trofei li vedranno, forse, i nostri figli tra trent'anni), con  un loro eventuale approdo a Napoli correremmo il rischio di rivivere tragedie calcistiche, di cui abbiamo purtroppo memoria recente. Chiunque arrivi, auguriamoci che De Laurentiis abbia la razionalità di ricordare che le sue scelte migliori sono sempre state quelle noncuranti degli umori della piazza. Lo stesso Spalletti arrivo' a Napoli tra mille dubbi e contestazioni da parte degli A16 che volevano rispedirlo in Toscana a bordo della sua Panda. Quando invece ha cercato di assecondare il populismo dilagante, e' andata a finire male. Gattuso al posto di Ancelotti grida ancora vendetta.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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