Come nacque la cavalcata di Spagna '82

Per conoscere la genesi di quella formidabile squadra bisogna andare indietro nel tempo, esattamente al 28 maggio del 1976...
  • di Roberto LIberale

    Trentatrè anni fa, più o meno a quest’ora, minuto più minuto meno, la Nazionale Italiana di calcio conquistava il suo terzo titolo mondiale. Quell’11 luglio 1982 è una di quelle date di cui ogni italiano ricorda perfettamente ogni dettaglio, cosa faceva, dove si trovava e con chi.
     
    Per la cronaca io ero sul divano di casa con il mio papà, noi due soli prima della gara, come durante le ultime tre partite.
     
    Invece no. Due minuti prima del fischio d’inizio si sentì bussare alla porta. Era il nostro vicino di casa, tra l’altro totalmente a digiuno di calcio, che aveva deciso (portandosi dietro il suo bimbo di due anni) di guardare, proprio a casa nostra, questa famosa partita di cui aveva sentito parlare per strada.
    Un brivido gelido mi attraversò la schiena. L’incantesimo rischiò di essere interrotto.
    Al rigore sbagliato di Cabrini ebbi la sicurezza assoluta. La colpa era di Don Salvatore e figlio.
    Volevo molto bene ad entrambi, ma non potevamo buttare un mondiale per colpa loro.
    Però si vede che era una serata che doveva finire bene. Infatti, quasi alla fine del primo tempo il piccolino cominciò a piangere. Sperai che non si fermasse e così fu. 
    “Sig. Liberale, me ne devo andare per forza, Quello non smette di piangere e magari la mamma lo riesce a calmare”.
    “Non vi preoccupate Sig. Salvatore – mi permisi di rispondere – fate con comodo…”.
     
    Comunque non volevo usare queste pagine per raccontare i miei ricordi, l’ho fatto solo perché sono certo che tutti quelli che hanno almeno quaranta anni si ricorderanno bene quella serata.
    La serata in cui una squadra, che scoprimmo giorno dopo giorno essere fortissima, arrivò al titolo mondiale dopo polemiche e silenzi stampa. 
    Quella serata fu però l’apice di un percorso iniziato anni prima.
    Andando all’indietro nel tempo ho fissato il momento in cui furono gettati i semi di quella vittoria in una data precisa: 28 maggio 1976. A questo punto vi lascio leggere la storia di quella serata.
     
    Era venerdì 28 maggio 1976.
     
    L’Italia si era presentata al Torneo del Bicentenario degli Stati Uniti d’America dopo un biennio fatto di pochissime vittorie (di cui nessuna realmente di prestigio), subito dopo l’uscita dagli Europei 1976 nella fase eliminatoria, e a due anni dal disastro sportivo dei mondiali 1974. 
     
    In panchina Bernardini e Bearzot ancora condividevano la guida tecnica, anche se Bearzot cominciava a prevalere nelle decisioni.
     
    Dopo una facile vittoria con una rappresentativa USA fatta anche di ex-grandi calciatori da poco trasferitisi in America nel tentativo di esportare il calcio, alla nostra nazionale toccò l’Inghilterra, tradizionalmente ostica per i nostri colori viste le due sole vittorie in dieci partite, tra cui la storica conquista di Wembley il 14 novembre 1973.
     
    Erano le 20.45 ora USA. Era appena terminato il primo tempo.
     
    La leggenda racconta che negli spogliatoi dello Yankee Stadium di New York, adattato dal baseball al calcio per l’occasione, Bearzot avesse chiesto ai suoi ragazzi se se la sentissero di continuare a correre ed attaccare gli inglesi come avevano fatto per tutto il primo tempo o se fosse meglio stare un po’ più attenti, pensare a difendere il risultato e portare a casa il 2-0 senza correre troppi rischi.
     
    Si, perché la Storia racconta che l’Italia stava strapazzando l’Inghilterra come mai era accaduto prima. Due a zero  all’intervallo grazie a due gol nei primi 19 minuti e soprattutto a un gioco fresco e brillante fatto di pressing e velocità che aveva sorpreso e tramortito i “leoni”.
     
    Gli inglesi presenti in tribuna non ci capivano più nulla. Ma come? L’Italia squadra catenacciara che non fa vedere palla ai maestri?
     
     
    Torniamo alla domanda di Bearzot. La leggenda racconta che il “gruppo” rispose: “no mister, ci stiamo divertendo e continueremo così”.
     
    La Storia racconta che quel giorno l’Italia non vinse la partita, anzi la perse 3-2. La rimonta inglese maturò in pochi minuti appena all’inizio della ripresa, complici distrazioni ed errori della nostra difesa.
     
    La leggenda racconta che l’Italia voleva stravincere, ma a quanto pare il testosterone ci mise lo zampino. Le parole di Paolino Pulici riprese da Italo Cucci sul Guerin Sportivo circa l’atmosfera al rientro in campo dopo l’intervallo furono le seguenti:
    “La sfilata delle majorettes è andata per le lunghe, l’intervallo è durato circa venticinque minuti e noi eravamo già pronti a riprendere il gioco mentre quell’esercito di belle ragazze era ancora in campo. Sentivo uno che diceva: “guarda che belle gambe quella lì” e un altro: “guarda che bel sedere!”. Insomma, quando l’arbitro ha fischiato l’inizio della ripresa, c’era ancora chi “marcava” le americanine in minigonna e non l’avversario e quando hanno aperto gli occhi, Zoff era stato battuto già due volte». 
    Quindi non fu solo l’imprudenza di produrre un gioco che nulla aveva a che fare con la tradizione del catenaccio e contropiede a mettere lo sgambetto all’Italia. La mancanza di concentrazione e forse la leggerezza di una partita che in fondo valeva poco fecero il resto.
     
    Però la Storia racconta che l’Italia, dopo anni di calcio timoroso ed attendista, quella sera giocò davvero per la prima volta in maniera brillante e propositiva.
    La risposta dello spogliatoio, benché non verificabile se non attraverso le testimonianze di chi in quello spogliatoio c’era, rappresentò probabilmente la voglia di scrollarsi di dosso anni di paura degli avversari fatti di partite sofferte ed in trincea a difendere il risultato.
     
    Probabilmente la Storia e la leggenda racconterebbero insieme che quella sera (in Italia era notte fonda…) nacque lo spirito di quella nazionale che in 4 anni vinse un campionato del mondo, ed arrivò quarta in un mondiale ed un europeo.
    E la prima delle tante grandi squadre che nei 4 anni successivi subirono delle storiche sconfitte da parte di quella nazionale italiana fu proprio l’Inghilterra, eliminata dagli azzurri dal mondiale del 1978 e sconfitta agli Europei del 1980.
     
    Poi vennero Brasile, Argentina, Germania, ecc., ma anche questo è scritto nei libri di storia…
     
    INGHILTERRA – ITALIA 3-2 
     
    RETI: 15′ e 18′ Graziani (IT), 46′ Channon, 48′ Thompson, 53′ Channon (ING)
     
    INGHILTERRA: Rimmer (dal 46′ Corrigan), Clement, Neal (dal 46′ Mills), Towers, Thompson, Doyle, Wilkins, Channon, Royle, Brooking, Hill. 
    A disposizione: Cherry, Kennedy, Taylor.
    C.T.: D. Revie.
     
    ITALIA: Zoff, Roggi (dal 57′ Maldera), Rocca, Benetti (dal 57′ Zaccarelli), Bellugi, Facchetti, Causio (dal 57′ C. Sala), Capello, Graziani, Antognoni, P. Pulici 
    A disposizione: Castellini (Torino), Bettega (Juventus).
    C.T.: F. Bernardini; all.: E. Bearzot.
     
    ARBITRO: Weyland (Germania Ovest). 
     

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