Come cambiano le cose in una settimana

Volevo attaccare tutti quelli che erano scesi dal carro del vincitore. Poi ho trovato questi appunti. Scritti solo sei giorni fa. E allora, sapete che faccio? Attacco me stesso, me lo merito
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    di Boris Sollazzo

    A volte bastano sei giorni perché tutto cambi. A volte, forse, bisognerebbe non pensare all'ultimo mese e mezzo quando si scrive, ma all'ultimo anno e mezzo. O addirittura a un decennio intero. Perché, miei cari, a dire sempre “l'avevo detto” ti dimentichi cosa hai detto sul serio. Potevo non pubblicare queste parole: la fortuna mi aveva consentito per mancanza di tempo e di mezzi di evitarmi una brutta figura. Erano rimaste sul mio pc. Ma ridicolizzare se stessi può essere un ottimo modo per dare una lezione a tutti. Colleghi, tifosi e soprattutto il sottoscritto. Questo pezzo, finito domenica scorsa, si chiamava “Dieci lezioni che ho imparato dall'ultimo Napoli”. Rispolveriamolo sempre: pure se a Cagliari magari arriviamo stanchi e scarichi, per dire.

    Sono un po' depresso. Il progetto di Benitez è il mio progetto. O forse dovrei dire "era", visto che almeno quattro allenatori hanno già firmato per gli azzurri, ma non lui. Sono un po' depresso perché ci ho creduto davvero e ora ho paura di svegliarmi dai sogni in cui mi sono beato. Sono un po' depresso perché mi sembra che alla fine ricadiamo sempre negli stessi errori. Ma mi consolo con il fatto che, da sempre, sono convinto che siano le sconfitte a migliorarti, i trionfi sono sempre bugiardi. Oddio, non che non ami quel tipo di menzogne, ma è vero che si cresce perdendo. E si vince, lo dimostra pure la Juventus, dopo cocenti dolori. Ecco le dieci lezioni che ho imparato da questa maledetta primavera.

    1. Noto con piacere che tutti stanno scendendo dal carro del vincitore. E vabbé, non avevo dubbi in proposito. Quello che mi colpisce, però, è che è sceso pure il vincitore. Rafa Benitez che perde #cipuòstare, Rafa Benitez che diventa Walter Mazzarri decisamente meno. La lezione è: il campionato italiano è una malattia contagiosa e infettiva. Fa seccare anche gli alberi più forti e rigogliosi.

    2. Aurelio De Laurentiis è uomo di polso, capace di grandi intuizioni, imprenditore impareggiabile, vincente. Ma in solitaria. Con la politica ci azzecca poco. Sostenne Lettieri, e vinse De Magistris, che alla fine non è che proprio l'abbia aiutato. Poi alla volta dell'elezione del presidente della FIGC, sceglie Tavecchio. Si fa anche fotografare nell'atto del dargli la preferenza e poi in un'esultanza scomposta dedicata alla sua nomina. Al di là della vergogna che ho provato guardando il mio presidente asservito a un uomo di tal fatta, neanche gli è convenuto. Lui gli toglie la discriminazione territoriale, gli manda arbitri improbabili - sì, ok, l'Aia è autonoma e Nicchi è uno che da solo sbaglia alla grande (fin da quel gol di Marronaro negato al Bologna contro il Milan: uno scandalo, ma a molti di quella stagione piace ricordare la monetina di Alemao) - e vira in direzione Lotito, con Lazio e Salernitana con il vento in poppa. E non solo grazie alle ottime campagne acquisti d'estate.
    Ora, Aurelio, sei tanto buono e caro, ma di strategie di potere capisci quanto Massimo Mauro di calcio e Marco Lollobrigida di giornalismo ed entrambi di educazione e rispetto. Quindi, facciamo così, la lezione per te è: o ti trovi un dg con gli attributi o è meglio non andare proprio a Roma e Milano, in Figc e in Lega.

    3. Pioli il nuovo Maestrelli. Così scrivono sulla Gazzetta. Quando hanno accennato a una possibilità che arrivasse a Napoli, anche la signora raffinanta della Vomero bene ha iniziato a urlare "pappone!!!". Garcia il nuovo Liedholm, a Napoli lo vuole persino Paolo Sorrentino. Ma se ora ci dicessero "prendiamo René Girard" (l'attuale allenatore del Lille, che ha preso il testimone proprio dal mister giallorosso) noi lo aspetteremmo a Capodichino. Per ricacciarlo indietro. Eppure ha vinto tre scudetti, il nostro, da calciatore, e uno da allenatore, con il Montpellier, nel 2012. Noi vogliamo un vincente. Anzi no, perché Benitez non ha pari qui in Italia, nel palmares. E ha vinto due trofei in due stagioni. Ecco, allora cosa vogliamo? Mi sa che non è lui che non ha capito il campionato italiano, siamo noi a non aver capito cosa vogliamo. Io per esempio lo so: voglio la riconferma di Rafa Benitez, ma se recupera il sorriso. Altrimenti Marcelo Bielsa. Ma con un quinquennale blindato. Che Napoli è splendida e non si merita questi "mi si nota di più se me ne vado, rimango, aspetto metà aprile e tergiverso?". Nè da Walter, né da Rafa.

    4. Aurelio mio, ti sono grato. Di tutto. Ma lo scudetto l'hai nominato tu. E se poi mi compri David Lopez e De Guzman, capaci di farmi rimpiangere persino Behrami e Dzemaili, allora è normale che io mi senta preso in giro. Oggi mi hai nominato i 98 milioni di euro spesi. Non potevi farlo la scorsa estate, così nessuno si faceva venire strane idee? Perché pensare di vincere lo scudetto con loro due è come sperare che Massimo Mauro faccia una domanda intelligente. O che Marco Lollobrigida faccia il giornalista. Possibile, insomma, ma improbabile.

    5. Siamo un popolo che della scarmanzia ha fatto una religione. E poi ci ritroviamo con telecronisti tifosi che vogliono fare selfie da mandare a Totti. Roba che da quando l'ha detto, quel fenomeno, Higuain in campionato non ha più segnato, non abbiamo più vinto neanche nella partitella del giovedì. E che dire della rosea, che parlava di Koulibaly come del nuovo Thuram? E sempre lei parlava di Callejòn “nuovo oro di Napoli”. Altri hanno parlato di “viceré di Napoli”, uno si è lanciato persino nel definirlo “il nuovo Matador”. Lui, dopo il nono gol, il buon José Maria, ha pure detto “punto alla classifica marcatori”. Tié. Come dimenticare, infine, “con Strinic il Napoli ha risolto il dilemma della fascia sinistra” e “Gabbiadini sarà determinante nei calci da fermo”. Già, lui li batte pure bene, ma tra pali e corner, neanche un gol o un assist, solo reti su azione e passaggi determinanti in movimento. Il nostro Lucio Fava Del Piano ormai ha ettari ed ettari coltivati ad alberi di gufi, che almeno maturassero e cadessero dai rami. Facendosi pure male.
    E invece niente, son là a soffiare il loro fiato venefico sulla nostra squadra. Lasciando perdere la Rai, che ha dato una nuova definizione alla parola “seccia”, vogliamo parlare di Agostinelli, che da commentatore sta facendo più danni di quanti ne avesse fatto da allenatore azzurro (ed era difficilissimo, come ricorderete)? Non voglio andare oltre, ma, fatemi il favore: nessun pronostico sul doppio confronto sul Wolfsburg, per favore.

    6. Sarò stupido. Anzi, lo sono di sicuro. Però non capisco questa delusione per la mancata finale di Coppa Italia. Anche i più ottimisti dicevano “figuriamoci, a Roma non ci faranno mai più tornare”. E allora, cavolo, lo sapevate, di che vi stupite? Gli altri, gli incontentabili, questo trofeo invece proprio non lo volevano. Lo schifano. Lo dicevano da mesi che di un'altra Coppa Italia non sapevano che farsene, neanche dovessero tenerla loro in salotto. “Una coppetta”. “Ancora?”. “Sarebbe comunque un fallimento”. In effetti, con l'abitudine a vincere che abbiamo facciamo bene a denigrare quello che riusciamo a portare a casa (già mi immagino dopo un'eventuale, improbabile vittoria a Varsavia: l'Europa League? Figuriamoci, l'ha vinta pure l'Ipswich Town, il Goteborg (due volte) e il Siviglia (tre volte). In caso di finale: “e figuriamoci, pure lo Sporting Braga se n'è giocata una! Per non parlare dell'Alaves, del Videoton, del Bastia e del Salisburgo!). La supercoppa italiana, per dire, ormai sul Golfo la chiameremo “tombolino” per quanto le diamo importanza. Ma non eravamo gli stessi che a inizio gennaio per festeggiarla abbiamo riempito il San Paolo per un allenamento? Qui siam diventati tutti ragionieri: non ci piace alzare le coppe, vogliamo pure valutarne il peso specifico. E alla gioia di riempire l'albo d'oro preferiamo la qualificazione in Champions League. “I soldi della Champions” dicono in tanti. E sì, perché li danno a noi, in effetti.

    7. Aurelio mio, hai un ottimo direttore della comunicazione. Uno che per te è disposto anche ad andare contro i suoi ex colleghi di Sky (oddio, conoscendoli forse non fa questa gran fatica). E allora se non vuoi proprio che Pepe Reina torni, non dare la colpa alla moglie. Che il nostro, con la consorte, ci ha fatto cinque figli. La difenderebbe con più veemenza di quanto farebbe con la porta del Napoli in una finale di Champions League. Dì che vuoi Sepe: se ci tratti da persone intelligenti, secondo me, potresti pure scoprire che lo siamo. Ok, forse adesso esagero.

    8. In tempi di jihad pure a Napoli ci siam fatti prendere la mano. E così ci ritroviamo a dividerci tra rafaeliti e non. Anzi, ora rischiamo di dividerci in ulteriori correnti: prerafaeliti, post rafaeliti, nostalgici di Rafé e fanatici di Rafé. E il fondamentalismo, si sa, fa diventare kamikaze. E postare dopo una sconfitta lo sfottò a tifosi della propria stessa squadra, lo diciamo da amici, fa sospettare che da quelle parti il social media manager sia Marco Lollobrigida. Ora, ve lo dice uno che Benitez se lo porterebbe anche a casa: noi teniamo solo per la maglia. Se siamo sopravvissuti (dolorosamente) all'addio di Diego, figuriamoci se non possiamo farcela anche senza un allenatore che pure ci ha illuminato con cultura, ironia e ha avuto il merito di trattarci da capitale. Se se ne va, è lui che non sa cosa si perde. Cavani, per dire, ora è ricco, ma vi sembra felice a Parigi? A me no. E francamente, come con noi non ha più giocato. E gli scudetti, in fondo, non l'abbiamo mica vinti con degli intellettuali in panchina. Quindi, su, uniamoci in nome dei nostri colori. Solo quelli contano. Che qui esultare per le sconfitte, pur per amor di paradosso, è come pretendere da Massimo Mauro l'imparzialità. Ovvero è stupido, frustrante e autolesionista. Pretenderlo, non Mauro chiaramente. Non ridete.

    9. Mi piace avere dei ragazzi corretti in squadra. Sì. Mi piace anche avere un allenatore che ha classe da vendere. Che ama Pompei e dice quello che pensa e che non va al Colosseo solo per farsi un selfie con la sua giovane fidanzata, né suona il violino allo Stadium e la Curva Sud ha pure il coraggio di difenderla. Mi piace non dover ringraziare nessuno per quel poco o tanto che abbiamo portato a casa. O porteremo.
    Però poi dico: cosa costa protestare quando un arbitro prende una topica? Non dico malmenarlo, ma mostrare il proprio disappunto. Caceres segna in fuorigioco? Noi esclamiamo “ohibò” e guardiamo gli avversari esultare. Pinilla spinge Henrique faccia a terra e poi segna? Noi pensiamo “vabbé era fallo, ma se lo merita quella pippa!”. E di fronte a De Guzmàn dato in fuorigioco a Roma pur essendo dietro l'ultimo difensore di un metro, davanti alla mancata espulsione dopo un quarto d'ora di De Rossi, noi facciamo spallucce. Io il sospetto che la rabbia che i bianconeri mettono contro gli arbitri che osano anche solo dargli del tu, sia la stessa di quel gol contro l'Atalanta in cui sono andati in cinque a tirare da due metri e mezzo, ce l'ho. Ma ce lo vedete Britos aggredire avversari e direttore di gara come Chiellini? Maggio passeggiare sul dirimpettaio come Lichtsteiner? Raul Albiol fare il gradasso con i giornalisti come Bonucci? Nelle ultime quattro partite abbiamo subito cinque errori arbitrali decisivi. La nostra reazione? Un tweet. Mi sa che un po' ce lo meritiamo.

    10. Trovo geniale mimetizzarsi. Benitez ha dimostrato ancora una volta di essere il migliore. Immaginate il Wolfsburg, ora: vede il Napoli da diverse settimane perdere, schierare ostinatamente De Guzman e Callejon (e se non partono titolari, entrano appena possibile), colpito da una sfiga clamorosa per cui ogni tiro è un gol. Se lo fa l'avversario. E poi il 16, torniamo quelli di due mesi fa. Callejon, Hamsik e Higuain imprendibili, Strinic maldiniano, Ghoulam che fa falli laterali da record del mondo, Gargano che sembra Mascherano, David Lopez che sembra un calciatore vero. Quindi, ragazzi, giù la maschera, ormai l'inganno è riuscito!
    Dite che sto sognando? In fondo viviamo in un mondo in cui Lollobrigida può dire che De Giovanni è un mezzo scrittore e io non posso immaginare Lopez come il nuovo De Napoli e De Guzman novello Carnevale?

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