Napoli - Milan, c'eravamo tanto odiati

Sommario; Maradona e Sacchi, Berlusconi e Ferlaino, fino a Così parlò Bellavista. La rivalità coi rossoneri ha segnato una generazione
  • di Francesco Albanese

     

    Ventenni, trentenni, cinquantenni e sessantenni tifosi del Napoli hanno nella Juventus il loro "nemico giurato", se però si facesse un sondaggio tra i quarantenni la risposta probabilmente cambierebbe. Per chi oggi ha un'età prossima ai fatidici 40 infatti il rivale storico ha le fattezze rossonere di un diavolo dal sorriso mefitico. Se il Napoli di Maradona non ha raccolto più successi di quelli che meritava è "colpa" in gran parte del primo ciclo vincente del Milan di Berlusconi: una macchina da guerra capace d'imporsi in Italia e soprattutto in Europa grazie alla rivoluzione sacchiana. Chi oggi ha quarant'anni ha vissuto le sfide con i rossoneri come le partite della vita. A quel tempo la Juventus inseguiva l'utopia di Maifredi tanto per dirne una ed il suo volto non era così minaccioso (Moggi sarebbe sbarcato dopo qualche anno). Napoli-Milan quello era il duello e non c'era Inter dei record o Samp di Vialli e Mancini che tenesse. A sfidarsi erano due filosofie antitetiche: quella nazional popolare di Ferlaino fondata sul talento dei giocatori esaltati dalla classe di Maradona e quella imprenditoriale rampante di un Berlusconi paperone che avrebbe mutato per sempre il modo di fare calcio e calciomercato non solo in Italia: per esempio De Napoli finì a Milanello la sua carriera con una pensione d'oro. Due facce di una stessa medaglia che, semplificando, rappresentavano il potere politico allora dominante in Italia: la democrazia cristiana con le sue clientele e il craxismo spregiudicato fino all'inverosimile. Nord e sud, San Siro contro San Paolo (quale dei due stadi aveva una capienza maggiore?), Rai e Finivest, Necco e Zuccalà. Due mondi paralleli che alla fine si strapparono uno scudetto l'un l'altro, sebbene ci fu chi quelle vittorie seppe capitalizzarle e chi gettò in un cassonetto la fortuna faticosamente guadagnata. All'apparenza due realtà inconciliabili sempre in lotta con gli stereotipi dall'una e dall'altra parte, almeno fino a quando il professore Bellavista non incrociò in un ascensore il dottor Cazzaniga (vedi link video). Sul campo i destini si sono tremendamente allontanati in questi trent'anni fino al punto di ribaltarsi ora in favore del Napoli, una piccola grande rivincita per quella storia mai scritta del primo maggio 1988

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